Guardarsi l’ombelico: che brutta malattia l’autoreferenzialità… (e viene anche la scoliosi)
Grande dibattito in queste ore sulle nuove funzioni di FB sui gruppi, la gestione della privacy ecc. Si tratta di cose certamente molto interessanti ed in prospettiva utili ma tendenzialmente concordo con l’articolo di Augie Ray che mette in guardia sull’autoreferenzialità dell’entusiamo, facendo riferimento ai reali numeri di persone interattive sui social network.
In sostanza dice che:
- i (sedicenti) esperti di social media e marketing sono tra i più attivi bloggers e commentatori (per approfondimenti cfr. la nuova edizione della scala sociografica di Forrester) mentre la vera maggiorparte delle pesone è in genere semplice spettatore
- per loro natura i suddetti esperti hanno enormi reti professionali (gli utenti medi su twitter seguono circa 80 persone e non 8.000…)
- esiste una dimensione di experience/gioco/divertimento/relazione legata ai social network che paradossalmente può mettere anche in secondo piano la perfetta comprensione del modello di business sottostante (è ovvio che se una cosa è divertente e piace prima o poi genererà dei soldi: però in primis deve essere divertente….).
Va da sè che quanto sopra si applica in modo ancora più devastante se allarghiamo il ragionamento dal tutto sommato ancora piccolo campo dei social media a quello del marketing in generale….

